FRANCESCO MARIA BRANCATI O BRANCACCI (1668-1671)

Il Grandi lo chiama Brancacci e così il Moroni, Biasotti-Tomassetti e l’Archivio della Cattedrale. Nacque a Bari nel 1592, (l’archivio della cattedrale lo dice nato a Napoli) da nobile famiglia napoletana nel periodo in cui il padre era Vice-Re. La sua carriera ebbe inizio sotto Gregorio XV (1621-23), ma solo sotto Urbano VIII (1623-44) la carriera si sviluppò. D’intelligenza rara, tanto che a soli 17 anni si laureò in ambo le leggi e a 20 ebbe la laurea in teologia. Ebbe il governo di Fabriano. In seguito fu elevato alla dignità vescovile ed ebbe i vescovati di Todi e di Terni. Essendo venuto a diverbio con un ufficiale spagnolo, quando era a Capaccio, per questioni giurisdizionali, ed essendo stato questi trovato ucciso, egli fu incolpato della sua morte. Nel timore di essere imprigionato dai ministri del luogo, senza star tanto a discutere, fuggì a Roma, ove trovò rifugio sicuro e difesa nel Papa che, certo della sua non colpevolezza lo dichiarò innocente. Nonostante ciò, i ministri napoletani gli sequestrarono le rendite della chiesa di Capaccio e intimarono pene gravissime a chi lo riteneva ancora capo della chiesa di Capaccio. Si era sparsa la voce che gli spagnoli lo volessero morto ad ogni costo. Il Papa per preservarlo da ogni fastidio da parte della giustizia napoletana lo creò cardinale prete dei SS. XII Apostoli, tanto che costrinse il neo cardinale a non ritornare in sede e a rinunciare alle sue proprietà e ricchezze sequestrate. Per ricompensarlo, almeno in parte, delle perdite subite, il Papa gli assegnò la sede di Viterbo, ove restò 32 anni beneficando la diocesi. Poi passò a Sabina. Nel 1668 il cardinal Brancacci passò alla sede di Frascati, sotto Clemente IX (1667-69). Qui il cardinale celebrò il V Sinodo diocesano tuscolano, i cui atti furono pubblicati l’anno successivo, 1669, dalla editrice di Viterbo. Il 5 maggio 1671 optò per la chiesa di Porto. Nel Conclave del 1670, se non fosse stato per il rancore, veramente assurdo e totale, che i cardinali spagnoli portavano per il Brancacci (o Brancati) egli sarebbe stato eletto Papa. Sono da ricordare i suoi scritti, tra cui uno, in difesa della cioccolata, con il quale dimostrava che tale bevanda, non interrompeva il digiuno. Morì a Roma il 9 gennaio 1675. L‘Oldoino ne parla al volume dell’anno 1623.