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BALDASSARRE COSSA O COSCIA (1419-1419) (EX ANTIPAPA GIOVANNI XXIII)   versione testuale

Nacque dalla famiglia napoletana dei conti di Troja, signori di Procida. I suoi antenati, al seguito di Totila, Re dei Goti, occuparono Roma e nel 543 passarono per Napoli. S. Antonino lo dipinge grande uomo per le cose temporali, per la sua fine politica e per essere nato per il mestiere delle armi. Iniziò la sua vita con l'esercitare la pirateria sui mari. Negato per le cose spirituali. Uomo intelligente e volenteroso, abbandonò la vita avventurosa e si dedicò agli studi. Conseguì a Bologna il dottorato nell'uno e nell'altro diritto. Fu familiare del card. Tomacelli, che divenne papa Bonifacio IX (1389-1404). Nel 1396 fu arcidiacono della cattedrale di S. Petronio, poi cameriere segreto di Bonifacio IX. Questo incarico gli aprì la via al Pronotariato apostolico e all'uditorato di Rota. Nel febbraio del 1402 divenne cardinale della diaconia di S. Eustachio e non ebbe scrupolo nell'uso di mezzi per far danari. Come legato pontificio della provincia dell'Emilia, alla morte di Gian Galeazzo Visconti, scacciò da Bologna gli armigeri ducali riportando i Bolognesi sotto la chiesa. Occupò il forlivese e per renderlo sicuro lo circondò di fortilizi. Alla morte dell'antipapa Alessandro, di cui era stato elettore, manovrò il conclave talmente bene, da farsi eleggere antipapa, il 17-5-1410 con il nome di Giovanni XXIII. Riuscì a far pace con Ladislao, Re di Napoli, e radunò a Roma nel 1413 un concilio in cui condannò i libri di Wiclef. Costretto da Ladislao a lasciare Roma, si rifugiò nel settentrione e sotto l'istigazione di Sigismondo, Re di Germania, indisse nel 1414 un concilio a Costanza, al quale parteciparono 150 vescovi, con lo scopo di por fine allo scisma, con tre papi contemporanei. Sperava di avere la meglio su Gregorio XII, Papa legittimo, e su Benedetto XIII. Accortosi che per lui spirava, invece, aria cattiva, lasciò Costanza nel 1415 con l'aiuto di Federico duca del Tirolo. Si rifugiò prima a Sciaffusa, poi a Lanferburg, poi a Friburgo ed infine a Breisach. Abbandonato dal duca del Tirolo, si sottomise al volere del Concilio. Fu imprigionato a Radolfzell e deposto, dopo un breve processo, come «simoniaco», dissipatore dei beni ecclesiastici, amministratore infedele della chiesa, sia sulle cose temporali che spirituali. Accettò la sentenza senza obiettare e restò prigioniero nel castello di Hausen. Il suo carceriere era un tedesco che non conosceva altre lingue. Dopo due anni, con abile stratagemma riuscì a fuggire e raggiunse Martino V (1417-31) a Firenze, si gettò ai suoi piedi ed ottenne la restituzione della porpora e divenne vescovo tuscolano nel 1419. Ma non riuscì neanche a porre piede nella nuova diocesi in quanto dopo poco tempo, lo stesso anno, sia per amarezze, sia per pubblico scorno, morì a Firenze e fu sepolto in S. G. Battista. Cosimo dei Medici, gli fece erigere un monumento sepolcrale da Michelozzo e Donatello. Martino V giunse a Firenze nel 1419, e la sottomissione del Cossa avvenne nel monastero di S. Maria Novella.
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