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GIOVANNI BATTISTA PALLOTTA (1666-1668)   versione testuale

Nacque a Caldirola nel 1594, il 22 gennaio, nipote del card. Evangelista Pallotta. Si istruì nel convento di S. Bernardo di Perugia, sotto il celebre Boniciari. Durante il pontificato di Gregorio XV (1621-23) fu legato pontificio per la provincia di Ferrara. Ebbe l'incarico di Collettore Apostolico nel regno di Portogallo, ove coraggiosamente mantenne illesi i diritti ecclesiastici e imparzialmente amministrò la giustizia. In seguito, rivestì la carica di governatore di Roma e quella di nunzio apostolico alla corte austriaca. Nel 1629, il 29 novembre (Moroni sostiene il 19 novembre), viene creato cardinale prete di S. Silvestro in Capite (e vescovo di Albano?). Nel 1666 optò per la sede vescovile di Frascati, ove aprì un seminario che, per lo più, mantenne a sue spese. Nemico dell'interesse privato, ebbe sempre di mira il pubblico vantaggio e fu di animo gagliardo. Prima che il Pallotta fosse destinato a Frascati, frequentava il Tuscolano da molti anni. Nel 1636 il cardinal Pallotta G. Battista acquistò dalla casa Borghese l'enfiteusi perpetua di alcuni terreni siti in territorio di Monte Porzio Catone, sui quali costruì una villa. Il Lugari scrive che nell'effettuare gli scavi delle fondamenta scoprì alcune cisterne romane, sulle quali egli fece costruire il palazzo e mentre dissodava il terreno intorno, per impiantarvi una vigna trovò antichi bagni, molini ad olio, camere in mosaico ed un piedistallo risalente al 100 d.C., il tutto appartenente alla famiglia degli Anici Tertulli. Fu forse questa la proprietà donata dagli Anici Tertulli a S. Benedetto? Il Tomassetti ivi ritrovò un «diverticulum» privato e l'Eschinardi sostenne che ivi era situata la villa di Pompeo. Il cardinale, a completamento della villa, vi fece costruire anche una cappella dedicata alla Madonna di Loreto. Alla sua morte, avvenuta il 23 gennaio 1668, il suo corpo venne trasportato a Caldirola, ove fu sepolto, e sul sepolcro venne incisa un'epigrafe. Il nipote, erede unico, nel 1675, se ne disfece rivendendo il complesso alla casa Borghese. L'archivio della cattedrale dice che morì il 22 gennaio. Se così fosse, il cardinale nacque e morì nello stesso giorno di due anni diversi. Da ricordare che quando il Pallotta fu legato a Ferrara, aumentò le rendite senza aggravare i popoli che foraggiò durante la carestia. Spurgò il canale di Comacchio. Ebbe una villa fuori Roma, Porta Pinciana. Partecipò largamente alla costruzione della chiesa di S. Salvatore in Lauro ad Ascoli. Nel 1650 convitò nel palazzo con i poveri pellegrini, servendoli a mensa. L'Oldoino ne parla all'anno 1623
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