S. COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI O AI CONVIVENTI? SI', NO, IN CERTI CASI E A CERTE CONDIZIONI....(seconda parte)   versione testuale

 (SECONDA PARTE)

7- Impegno all’ascolto della Parola di Dio (cfr. AL 29, 227), soprattutto nella celebrazione Eucaristica.

E’ opportuno evidenziare il tipo di “comunione sacramentale” che si realizza già nella Liturgia della Parola, nella quale:

·       - Cristo parla e agisce;

·       - lo Spirito Santo opera secondo le disposizioni di chi accoglie la Parola e la vuol portare nella vita e trasformarla in preghiera personale.

È questa una dimensione che va approfondita e fatta conoscere, anche per dare senso e spessore all’invito, rivolto spesso dal Magistero, di venire a partecipare alla S. Messa, ascoltando la Parola di Dio insieme agli altri fedeli, anche se non si realizza la partecipazione piena alla mensa eucaristica.

8-Partecipazione costante alla S. Messa domenicale (cfr. AL 186), con la comunione spirituale (che consiste nell’esprimere, con fede e devozione, il desiderio di ricevere spiritualmente il Corpo e Sangue di Cristo, quando si è nell’impossibilità di riceverlo realmente).

Quando i divorziati risposati o i conviventi, nel frequentare la S. Messa, si astengono dall’accogliere sacramentalmente la S. Comunione, tale loro astensione dalla S. Comunione sacramentale (digiuno eucaristico) non va visto come un limite imposto dalla Chiesa, dovuto a un irrigidimento legalistico.

Costituisce  piuttosto una grande testimonianza per tutti noi. In particolare ci invita a:

“La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione Eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio”;

Si tenga presente altresì quanto scrive Paolo VI nella 'Humanae vitae', n. 25: "E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel Sacramento della Penitenza”.

9- Preghiera quotidiana, personale-coniugale-familiare (cfr. AL 15, 29, 141, 216, 223), perché “la famiglia, che prega unita, resta unita” (AL 227). “Non sarebbe bene che arrivino al matrimonio senza aver pregato insieme, l’uno per l’altro,

10- Impegno di vita-testimonianza cristiana in famiglia e nella professione: Molti, poi, mettono i loro talenti a servizio della comunità cristiana nel segno della carità e del volontariato (Al 158,  cfr 290).

11- Attuazione delle opere di misericordia:

1.Dar da mangiare agli affamati.

2.Dar da bere agli assetati.

3.Vestire gli ignudi.

4.Alloggiare i pellegrini.

5.Visitare gli infermi.

6.Visitare i carcerati.

7.Seppellire i morti.

       spirituale

1.Consigliare i dubbiosi.

2.Insegnare agli ignoranti.

3.Ammonire i peccatori.

4.Consolare gli afflitti.

5.Perdonare le offese.

6.Sopportare pazientemente le persone moleste.

7.Pregare Dio per i vivi e per i morti.

12- Impegno permanente a educare i figli nella fede cristiana (cfr. tutto il cap. VII di AL, nn. 259-290)

“I genitori incidono sempre sullo sviluppo morale dei loro figli, in bene e in male” (AL 259).  “La famiglia è la prima scuola dei valori umani” (AL 274). L’educazione dei figli dev’essere caratterizzata da un percorso di trasmissione della fede” (AL 287). “La famiglia si costituisce così come soggetto dell’azione pastorale attraverso l’annuncio esplicito del Vangelo” (AL 290).

13) Atteggiamento positivo e impegno ad attuare la piena continenza, cioè l’astenersi dagli atti sessuali propri dei coniugi (cfr. Familiaris consortio, n. 84):

L’AL non la cita espressamente né la esclude né la nega.

Chiediamoci: tale continenza è forse da ritenersi impossibile, contando:

 Se si affermasse che tale continenza-castità è impossibile per i divorziati risposati o i conviventi, si evidenzierebbe una grave sfiducia nei confronti:

14- Qualora ci fosse l’eventuale accesso alla S. Comunione, da parte dei divorziati risposati o dai conviventi, vivendo "more uxorio”, dopo aver ottenuto il consenso del Pastore e aver accolto positivamente e aver cercato di attuare con impegno i passi precedenti indicati, van tenuti presenti alcuni atteggiamenti/valutazioni/impegni, quali ad es.:

-           rinunciare “a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro" (AL 297),

-          "prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo" (AL 300),

-          "in nessun modo ... rinunciare a proporre l'ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza" (AL 307),

-          cadere in una doppia morale, o in una morale casuistica, o in un relativismo, o in una generalizzazione del singolo caso (Cfr. Al 300-307).

-          evitando così di causare giudizi, confusione, sconcerto e scandalo tra i fedeli;

-          non facendo pubblicità al proprio caso;

-          non generalizzando tale soluzione.

 

 

- riconoscere l’indissolubilità del Sacramento del matrimonio, e non accettare il divorzio neppure in certi casi,

- non pretendere che siano Gesù Cristo e la Sua Chiesa ad adattarsi a noi, ma che dobbiamo essere noi a conformarci al Vangelo di Cristo...

- non pretendere dalla Chiesa ciò che essa non può dare.

- tener presente:

·       quanto SAN GIOVANNI PAOLO II scriveva nella Dives in misericordia: «In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l’oltraggio arrecato» (n. 14),

·       e il pressante invito, loro rivolto: «I fedeli divorziati risposati non possono mai perdere la speranza di raggiungere la salvezza… se avranno perseverato nella preghiera, nella penitenza, nella carità» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Sulla pastorale dei divorziati risposati, 1999, p. 19). 

 

S.E. Mons Raffaello Martinelli, Vescovo di Frascati