S. COMUNIONE AI CONVIVENTI O AI DIVORZIATI RISPOSATI? SI', NO, IN CERTI CASI E A CERTE CONDIZIONI.... (prima parte)   versione testuale

 

abbreviazioni:     Al = Amoris Laetitia, di Papa Francesco

                        CCC = Catechismo della Chiesa Cattolica

 

PREMESSE

A)     A)    I cristiani, che sono divorziati risposati o conviventi, rimangono membri del popolo di Dio per il battesimo e la fede, e possono sperimentare l’amore di Cristo e la vicinanza materna della Chiesa, definendo il loro stato oggettivo: battezzati in un matrimonio legittimo sacramentale, che vivono more uxorio con un partner che non è il proprio legittimo sposo/sposa. Afferma PAPA FRANCESCO: “Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo” (Amoris Laetitia = AL 299). “C’è la disponibilità della comunità ad accoglierli e a incoraggiarli, perché vivano e sviluppino sempre più la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa:

·       con la preghiera,

·       con l’ascolto della Parola di Dio,

·       con la frequenza alla liturgia,

·       con l’educazione cristiana dei figli,

·       con la carità e il servizio ai poveri,

·       con l’impegno per la giustizia e la pace” (PAPA FRANCESCO, Catechesi del mercoledì, 5-8-2015).

B) La loro partecipazione alla vita della Chiesa, pertanto, non può essere esclusivamente ridotta alla questione della ricezione dell’Eucaristia.

C) La S. Messa inoltre ha numerosi altri e importanti aspetti, che vanno evidenziati (ad es. Eucaristia-rendimento di lode e di grazie, mistero adorante, orante, intercedente…, Liturgia della Parola, Memoriale della Pasqua, Presenza reale di Cristo,  Missio-Messa-Missione: Andate). Aspetti questi (ed altri), che giustificano la nostra necessaria partecipazione, soprattutto domenicale, anche quando non è possibile, per vari  motivi, ricevere la S. Comunione.

D) Esplicitamente, nella AL, Papa Francesco non parla dell’accesso dei divorziati risposati alla S. Comunione. Implicitamente  ne parla nell’articolo 305, insieme con la nota 351, in cui afferma che l’aiuto che la Chiesa può dare, «in certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti.  Per questo, ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura, bensì il luogo della misericordia del Signore. Ugualmente segnalo che l’Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli». Da notare che Papa Francesco, nello scrivere: “in certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti”, usa il verbo potere (“potrebbe”), e non altri verbi, e per di più al condizionale...

E) Per rispondere alla domanda: i divorziati risposati o i conviventi possono accedere alla S. Comunione?, occorre leggere e meditare attentamente tutta l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris lætitia di Papa Francesco, pubblicata l’8 aprile 2016, e  non pertanto limitarsi a leggere solo il Cap. VIII.

F) Nello stesso tempo, occorre leggere, interpretare, attuare la “Amoris lætitia” alla luce del Magistero precedente consolidato, perché lo continua e lo approfondisce, come del resto a più riprese viene affermato dall’esortazione stessa, che non cambia la dottrina (cfr. Al nn. 76, 308, etc.). E’ quanto mai necessario quindi condividere il principio  della continuità e non della rottura, nel leggere e attuare i documenti del Magistero della Chiesa, i quali, anche in temi morali, vanno interpretati secondo l’ermeneutica della continuità e dell’approfondimento, e non già secondo l’ermeneutica della discontinuità, della rottura o della svolta rispetto al Magistero di sempre. Pertanto va affermato che non solo il precedente Magistero va letto alla luce di un nuovo documento, ma anche un nuovo documento va letto alla luce del precedente Magistero. Il progresso della dottrina della Chiesa avviene sotto l’azione dello Spirito Santo, che gradualmente porta alla conoscenza della verità tutta intera, senza mai contraddire o rinnegare il Magistero precedente (nel caso nostro, in particolare:  Familiaris consortio n.84 di Giovanni Paolo II; Reconciliatio et poenitentia, n.34; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della chiesa cattolica circa la recezione della comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposatiSacramentum caritatis n.29 di Benedetto XVI;  il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn.1646-1651).

Ecco in sintesi quanto affermano questi 4 testi del Magistero precedente:

a- San Giovanni Paolo II, in "Familiaris consortio", n. 84, scrive:  “La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati”;

b- In "Reconciliatio et paenitentia", n. 34, ancora San Giovanni Paolo II dice che la Chiesa invita i suoi figli che si trovano in queste dolorose condizioni, e cioè sono divorziati risposati, “ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia”;

c- E Benedetto XVI, in "Sacramentum caritatis", n. 29, ribadisce: “Il sinodo dei vescovi [sull’eucaristia, del 2005] ha confermato la prassi della Chiesa  di non ammettere ai sacramenti i divorziati risposati”;

d- il CCC, n.1650, afferma: «Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione». 

Secondo i suddetti documenti, ci sono due casi in cui i divorziati risposati possono accogliere la S. Comunione, evitando, in ogni caso, il pericolo di scandalo:

1-    quando vi è la certezza morale che il primo matrimonio è nullo, ma non ci sono le prove per dimostrarlo in sede giudiziaria (e pertanto non si può ottenere la dichiarazione di nullità canonica);

2-     quando i due divorziati risposati si astengono dai rapporti sessuali, propri dei coniugi.

 

 L’ACCESSO ALLA S. COMUNIONE: IN QUALI CASI  E A QUALI CONDIZIONI?

Leggendo la Al, nel contesto del Magistero precedente della Chiesa, si possono individuare i seguenti passi riguardanti i divorziati risposati, in vista di un loro eventuale accesso ai Santi Sacramenti (S. Confessione e S. Comunione):

1.       Un adeguato accompagnamento pastorale, con un sacerdote o un Vescovo:

La legge della gradualità riguarda solo la responsabilità soggettiva delle persone e non deve essere trasformata in gradualità della legge, presentando il male come bene imperfetto. Non è una gradualità della legge, ma una gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di praticare pienamente le esigenze oggettive della legge. Perché anche la legge è dono di Dio che indica la strada, dono per tutti senza eccezione che si può vivere con la forza della grazia, anche se ogni essere umano avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio e delle esigenze del suo amore definitivo ed assoluto nell’intera vita personale e sociale dell’uomo” (AL 295).

2- Un discernimento responsabile-dinamico-personale-pastorale-spirituale-attento-profondo-lungimirante-differenziato-accurato (direzione spirituale), con “un Pastore che sa riconoscere la serietà della questione che sta trattando…  secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo” (AL 300), evitando perciò:

Il discernimento porta a fare “una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti.    Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta irregolare, vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante… Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta” (AL 301-302).

Tali condizionamenti potrebbero essere sintetizzati in tre categorie:

       ignoranza della norma,

       incomprensione dei valori in gioco,

       impedimenti percepiti come occasione di altre colpe (cfr. AL 301). 

Il Papa cita, a questo riguardo, il CCC: “Il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali» [CCC, 1735]AL 302).

Noi sappiamo che, per accedere alla Santa Comunione, occorre essere in grazia di Dio, cioè avere la consapevolezza di non essere in peccato mortale. Ora per fare un peccato mortale ci vogliono tre condizioni concomitanti: la materia grave, la piena avvertenza e il deliberato consenso (cfr. CCC 1858-1859).

E pertanto, il sacerdote, in un percorso di discernimento con i divorziati risposati, deve valutare, come si fa per ogni altro peccato, se esistano tutte le condizioni perché un peccato sia considerato mortale, valutando cioè non solo la materia grave, ma pure le condizioni soggettive, la responsabilità soggettiva, i possibili condizionamenti e le eventuali circostanze attenuanti.

Sono, questi condizionamenti/circostanze, tali da cambiare la natura oggettiva della situazione? No, il divorzio e la nuova unione restano oggettivamente un grave male.

Sono, queste circostanze, tali da cambiare la responsabilità personale del soggetto coinvolto? Forse sì.

Non dimentichiamo ad es. le parole di Gesù in croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

3- Formazione di una coscienza illuminata, e, se necessario, anche rettificata, per riconoscere ciò che è bene o male, alla luce della Parola di Dio.   Alla luce della Parola di Dio, «bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella Grazia… Questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può  anche  riconoscere,  con sincerità e onestà, ciò  che,  per il momento, è la risposta  generosa  che  si  può  offrire a Dio, e scoprire, con una certa sicurezza morale, che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo” (AL 303).

  

(CONTINUA nell'altro file: seconda parte)