DANTE -7 CENTENARIO DELLA MORTE – LETTERA PAPALE

DANTE ALIGHIERI

lettera apostolica “Candor Lucis aeternae”

nel settimo centenario della morte

(25-3-2021)

 

SINTESI

(cfr. PASQUALE IACOBONE, Segretario della Pontificia Commissione di Archeologia sacra e responsabile del Comitato dantesco della Santa Sede, Avvenire 26-3-2021)

 

Nel settimo centenario della morte di Dante Alighieri (1265-1321), il Papa Francesco ha pubblicato una lettera apostolica dedicata al messaggio e alla figura del sommo poeta, intitolata “Candor Lucis aeternae”.

Il titolo fa riferimento al “Candore de la etterna luce” che Dante, nel terzo trattato del Convivio, cita dal Libro della Sapienza.

* La Data del 25 marzo:

 La Candor lucis aeternae (Splendore della luce eterna) è stata pubblicata da Papa Francesco il 25 marzo, che è anche il giorno della solennità dell’Annunciazione del Signore.

Il Vescovo di Roma firma e pubblica «Splendore della Luce eterna» nella solennità dell’Annunciazione 2021, giorno «in cui la Liturgia celebra questo ineffabile Mistero» che è anche «particolarmente significativo per la vicenda storica e letteraria del sommo poeta Dante Alighieri, testimone della sete di infinito insita nel cuore dell’uomo.

Il pontefice ricorda che, nella Firenze del Trecento, questa data corrispondeva all’inizio del nuovo anno secondo il computo ab Incarnatione. Essa, vicina all’equinozio di primavera e in prospettiva pasquale, era associata sia alla creazione del mondo sia alla redenzione operata da Cristo sulla croce. La ricorrenza invitava dunque a contemplare il disegno d’amore di Dio, che è proprio il cuore e la fonte ispiratrice della Divina Commedia. Nell’opera più famosa di Dante si ricorda anche l’evento dell’Incarnazione: nel Paradiso san Bernardo dice: «Nel ventre tuo si raccese l’amore, / per lo cui caldo ne l’etterna pace / così è germinato questo fiore» (Par. XXXIII, 7-9). Già nel Purgatorio viene descritta la scena dell’Annunciazione scolpita su una balza rocciosa (X, 34-37.40-45).

* Lettera in continuità con precedenti

Papa Francesco ha seguito l’esempio dei suoi predecessori, come Benedetto XV e Paolo VI, i quali dedicarono a Dante, nelle ricorrenze centenarie, rispettivamente un’enciclica ( In praeclara summorum) e una Lettera apostolica ( Altissimi cantus).

  • Struttura:

Nei nove capitoli della Lettera, Papa Francesco si sofferma ampiamente su:

  1. «Le parole dei Pontefici Romani dell’ultimo secolo su Dante Alighieri»,
  2. «La vita di Dante Alighieri, paradigma della condizione umana»,
  3. «La missione del Poeta, profeta di speranza»,
  4. «Dante cantore del desiderio umano»,
  5. «Poeta della misericordia di Dio e della libertà umana»,
  6. «L’immagine dell’uomo nella visione di Dio»,
  7. «Le tre donne della Commedia: Maria, Beatrice, Lucia»,
  8. «Francesco, sposo di Madonna Povertà»,
  9. e «Accogliere la testimonianza di Dante Alighieri».

* Contesto:

Molto meglio di tanti altri, Dante ha saputo esprimere, con la bellezza della poesia, la profondità del mistero di Dio e dell’amore.

Il suo poema, altissima espressione del genio umano, è frutto di un’ispirazione nuova e profonda, di cui il Poeta è consapevole quando ne parla come del “poema sacro / al quale ha posto mano e cielo e terra” (Par. XXV, 1-2)».

In questa ricorrenza, pertanto, desidero unirmi anch’io al numeroso coro di quanti vogliono onorare la sua memoria nel VII Centenario della morte», scrive Francesco all’inizio del testo.

Con questo Documento «desidero anch’io accostarmi alla vita e all’opera dell’illustre Poeta per percepire proprio tale risonanza, manifestandone sia l’attualità sia la perennità, e per cogliere quei moniti e quelle riflessioni che ancora oggi sono essenziali per tutta l’umanità, non solo per i credenti».

* Aspetti principali della lettera apostolica:

  • evidenzia il legame forte e indissolubile che lega Dante alla Chiesa e al magistero dei successori di Pietro;
  • riafferma un dato di fatto, non sempre accolto e riconosciuto: «Nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire della fede cattolica, nostro perché tutto spirante amore a Cristo e molto amò la Chiesa, di cui cantò le glorie, e nostro perché riconobbe e venerò nel Pontefice romano il Vicario di Cristo» (Paolo VI,Altissimi cantus);
  • caratterizza l’Alighieri come «profeta di speranza e testimone del desiderio di infinito insito nel cuore dell’uomo», cioè come un viandante, un pellegrino della storia che non si arrende alle difficoltà, alle sfide, alla paura, o alle ingiustizie e ai soprusi dei prepotenti, ma continua coraggiosamente il suo viaggio animato da un desiderio insopprimibile di verità, di felicità, di giustizia e di pace. «L’alto disìo» anima tutte le tappe di quel cammino dell’umanità, di cui Dante si fa portavoce e interprete, e che viene genialmente e straordinariamente rappresentato nell’itinerario dellaDivina Commedia;
  • evidenzia che questa ricerca, animata dal desiderio e fondata sulla libertà e dignità di ogni persona, non può essere vissuta individualmente; Dante compie il suo cammino e giunge alla meta grazie ai suoi “compagni di viaggio”, a coloro che lo spronano e lo incoraggiano, specialmente nei passi più ardui e faticosi: Virgilio, Beatrice, Maria; 
  • Mette in risalto particolarmente la missione, rivolta non solo ai contemporanei ma agli uomini e alle donne di ogni generazione, una missione di cui Dante è ben consapevole e che emerge continuamente nelle sue opere: «Bisogna dire brevemente che il fine del tutto e della parte è rimuovere i viventi in questa vita da uno stato di miseria e condurli a uno stato di felicità» scrive Dante nellaLettera a Cangrande della Scala;
  • Emerge Dante quale profeta di speranza perché invita appassionatamente l’umanità a deporre l’egoismo che rende il nostro mondo «l’aiuola che ci fa tanto feroci» (XXII, 151), e a cercare ciò che, invece, promuove la vera umanità;
  • la “profezia”, la testimonianza di Dante interpella anche noi, nel presente, e non può essere dimenticata o trascurata, l’opera dantesca non può essere oggetto di studio fine a se stesso, ma costituisce un messaggio prezioso per tutti e per la Chiesa in particolare, contiene un appello sempre attuale a rivedere il proprio percorso di vita per ritrovare “la diritta via”, quella animata dal desiderio di vera felicità e che non ha sosta finché non giunge alla meta;
  • Si rivolge:
    • sia ai docenti perché facilitino l’incontro dei giovani con Dante e la sua opera,
    • sia agli artisti, perché accolgano e facciano proprio l’itinerario verso la bellezza percorso magistralmente da Dante Alighieri.
    • soprattutto alle comunità cristiane, in tutte le componenti, perché riscoprano la grande e multiforme ricchezza dell’opera dantesca, considerata come uno scrigno prezioso a cui attingere parole di speranza e testimonianze di fede e di amore, estremamente importanti per il nostro tempo e per la nostra cultura, troppo spesso segnata dall’indifferenza e dalla noia, dal cinismo individualista e dal ripiegamento su se stessi.
    • A tutti perché la compagnia di Dante, la sua parola profetica e “provoca-trice”, ci spinge dunque a “riveder le stelle” e a fare del nostro itinerario di vita un cammino in cui prevalga non l’egoismo ma il desiderio e l’amore, la vera forza dell’universo, giacché è solo «l’amor che move il sole e l’altre stelle» (XXXIII, 145).
    • Nella conclusione, dedicata all’importanza di accogliere la testimonianza di Dante, Papa Francesco scrive:

«Cosa può comunicare a noi, nel nostro tempo? […] Dante […] ci chiede di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l’itinerario verso la felicità, la via retta per vivere pienamente la nostra umanità, superando le selve oscure in cui perdiamo l’orientamento e la dignità. […] Il suo è un messaggio che può e deve renderci pienamente consapevoli di ciò che siamo e di ciò che viviamo giorno per giorno nella tensione interiore e continua verso la felicità, verso la pienezza dell’esistenza, verso la patria ultima dove saremo in piena comunione con Dio, Amore infinito ed eterno…

In questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicità, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino. Può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere”. Sono le parole con cui si conclude la Lettera apostolica Candor lucis aeternae.