Rocca di Papa, 17 gennaio 2026, Centro Internazionale del Movimento dei Focolari

Domenico Mangano: fedeltà al Vangelo nella vita ordinaria

Il vescovo ha presieduto la S. Messa per la conclusione dell’Inchiesta Diocesana per la causa di beatificazione

23 Gennaio 2026

Nel pomeriggio di sabato 17 gennaio al Centro Internazionale del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa si è svolta la conclusione dell’Inchiesta Diocesana avviata ad Albano sulla vita, le virtù e la fama di santità e di segni del Servo di Dio Domenico Antonio Mangano per il quale è in corso la Causa di beatificazione.

Erano presenti la famiglia di Domenico, amici, membri del Movimento, un collegamento streaming ha permesso a tanti di seguire l’evento da diverse parti del mondo.

Il cuore del pomeriggio è stata la Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Stefano Russo, vescovo della Diocesi di Velletri-Segni e di Frascati, con una quindicina di sacerdoti concelebranti, partecipata con tanta gratitudine a Dio per il dono della vita e della testimonianza di Domenico.

Nell’omelia il Vescovo, richiamando il Vangelo sottolineava che il Signore attraverso la Sua Parola continua a chiamare:

“come è successo a Giovanni che, illuminato dall’amore di Dio ha riconosciuto Gesù il Figlio di Dio e lo ha indicato agli altri […]. Qualcosa di simile avviene nell’avvio di un percorso di canonizzazione di una persona quando qualcuno segnala la presenza di santità, conseguenza dell’incontro con il Cristo. Così è successo anche per Domenico, una comunità ha detto: lo abbiamo incontrato, abbiamo condiviso con lui tante esperienze partecipando insieme ad un viaggio santo, abbiamo visto la sua azione illuminata dal Signore e in particolare dal momento in cui ha incontrato il carisma dell’unità lo abbiamo visto più volte indossare quel “vestito nuovo” che lo ha reso Figlio di Dio. Il percorso di Domenico ci richiama a riscoprire quel progetto d’amore che il Signore ha pensato per ognuno di noi, la sua vita diventa per tanti un forte richiamo alla vocazione alla santità che ci accomuna e che ci vede in Cristo partecipare al santo viaggio”. 

Chi era Domenico?

Margaret Karram, Presidente del Movimento, ha definito la vita di Domenico “una vita segnata dalla disponibilità, dall’attenzione all’altro e da un amore concreto, vissuto senza clamore ma con fedeltà. Come il Buon Samaritano, Domenico ha saputo fermarsi, farsi prossimo e trasformare l’incontro con l’altro in un dono”.

“Un laico cristiano che ha preso sul serio la fede nella vita concreta” ha detto Jesús Morán, Copresidente del Movimento dei Focolari. “Marito, padre, lavoratore, cittadino profondamente inserito nella sua comunità, non ha mai vissuto il Vangelo come un fatto privato, ma come luce capace di illuminare le scelte pubbliche, le responsabilità sociali e l’impegno per il bene comune. La sua spiritualità è stata profondamente incarnata: radicata nella fede, che non allontana dal mondo ma è sempre attenta alla storia, ai problemi delle persone e alle attese della società”.  

Domenico ha sentito la chiamata evangelica a servire la comunità, promuovendo rispetto, dignità, corresponsabilità sociale e cultura della partecipazione, perché ogni cittadino potesse sentirsi parte viva della società. È stato uomo di dialogo per scelta interiore e responsabilità cristiana. Per lui la politica non è mai stata luogo di conquista, ma spazio di servizio, forma concreta di carità sociale, vissuta con serietà morale, lucidità di giudizio e profondo senso di giustizia. Ha cercato costantemente di coniugare cielo e terra traducendo nel sociale il messaggio del Vangelo.

In questo cammino, la linfa scaturiva dalla spiritualità dell’unità e dall’impegno con i Volontari di Dio; questi ultimi definiti da Chiara Lubich come “i primi cristiani del XX secolo che vivono per rendere visibile Gesù nei posti in cui sono”.

Incarnando lo stile evangelico è maturata in lui una dimensione spirituale profonda: impara progressivamente a lasciare che sia Dio al centro, a orientare la sua vita e le sue scelte e, con Lui, l’uomo, la comunità, il bene comune. Da qui nascono la sua libertà interiore, la serenità e la capacità di amare concretamente.

Don Andrea De Matteis, Vicario giudiziale della Diocesi di Albano, Delegato Episcopale per questa Causa, nella sua relazione ha ricordato che molti hanno definito Domenico “un mistico dell’ordinario: in lui preghiera, famiglia, lavoro e impegno civile formavano un’unica realtà. Viveva una mistica della presenza, riconoscibile nei gesti più semplici: nell’ascolto, nella parola discreta, nel sorriso. Un cuore contemplativo immerso nel mondo, un uomo che ha cercato di compiacere a Dio nella concretezza della vita quotidiana. Nella sua sconcertante semplicità, ha testimoniato come sia possibile rendere straordinaria l’ordinarietà, eccezionale la normalità, e attrarre il divino nella fragile situazione umana di ciascuno”.

Domenico ha vissuto anche la prova della malattia con fede esigente, come tempo di affidamento e di offerta. In quel percorso doloroso riconosce ancora una volta la presenza di Dio che chiama, trasforma e conduce al compimento.

Le numerose testimonianze provenienti da diversi contesti e stati di vita, hanno restituito un ritratto di Domenico limpido, di fede matura, di carità concreta, fatta di gesti semplici, di attenzione discreta, di servizio silenzioso, vissuta senza ricerca di riconoscimenti.

La solenne conclusione della fase diocesana di Domenico che, per lungo tempo, ha coinvolto con dedizione l’Ordinario di Albano, dapprima Mons. Marcello Semeraro e ora Mons. Vincenzo Viva, il Tribunale, diversi collaboratori e tanti testimoni, è stato un evento di profondo significato ecclesiale.

Con questo atto ufficiale si è dichiarato davanti a Dio e alla comunità ecclesiale, che il lavoro paziente e appassionato, di ascolto, di raccolta e di valutazione delle prove, è stato svolto da molti con rettitudine, verità e fedeltà alle norme della Chiesa, e profonda consapevolezza del dono affidato.

I gesti che sono stati compiuti sabato scorso: i giuramenti, le firme dei documenti ufficiali, la sigillatura degli Atti processuali, non sono stati una semplice formalità, ma un atto della Chiesa che, ha proclamato che la santità è possibile, vive in mezzo a noi e continua a parlare al cuore dei fedeli, riconosce e custodisce la testimonianza luminosa di Domenico.

Il significato profondo di una Causa di beatificazione è, prima di tutto, un atto di fede: non una semplice indagine storica o giuridica, ma un gesto ecclesiale con cui la Chiesa riconosce l’azione dello Spirito Santo nella vita di un cristiano che ha vissuto il Vangelo in modo esemplare. Un  cristiano maturo, che ha vissuto pienamente la propria vocazione battesimale nel cuore del mondo, capace di tenere insieme profondità spirituale e impegno civile, fede e responsabilità sociale, interiorità e servizio.

In Domenico Mangano vediamo come la santità possa fiorire nella vita ordinaria, nelle scelte compiute con amore e verità, là dove il Signore ci pone, quando l’uomo si lascia svuotare di sé stesso per lasciarsi riempire di Dio.  La sua testimonianza continua a essere, per molti, una forza silenziosa che accompagna e sostiene.

Attingendo all’Amore trinitario, Domenico ha trasformato i gesti più semplici in segni di comunione e di dono, ricordandoci che la santità non è mai solo personale, ma nasce nel popolo di Dio e cresce nella comunione di chi cammina insieme verso la pienezza dell’amore.

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