Le chiese che abbiamo ereditato dalle comunità che ci hanno preceduto spesso contengono dei veri e propri tesori di arte, fede e cultura di cui non finiremo mai di stupirci. Non è raro che in luoghi di culto anche molto frequentati e a cui ci sentiamo legati, ogni tanto vengano fatte nuove scoperte provenienti dal passato ma che continuano a interrogarci e a stimolare il nostro attuale cammino di fede.
Traggo spunto per questa mia riflessione dal restauro recentemente completato della parete affrescata situata nella cappella dedicata all’Immacolata all’interno della Cattedrale di San Clemente a Velletri.
Il restauro, durato mesi, ha restituito, seppur in modo parziale a causa delle lacune determinate dagli interventi architettonici che nei secoli si sono succeduti, un ciclo di affreschi dedicato al percorso di Maria di Nazareth.
Si tratta di affreschi realizzati all’inizio del Seicento, risalenti precisamente all’anno 1616. Dalle esperte restauratrici inviate dalla Soprintendenza, durante i lavori di restauro pittorico è emersa sempre più una domanda: che significato ha l’inserimento della scena della lavanda dei piedi in un ciclo di affreschi dedicato a Maria?
Naturalmente è difficile dare una risposta certa ma possiamo dare una interpretazione alla luce di alcune scelte fatte dall’artista e con tutta probabilità suggeritegli dalla committenza ecclesiale. Nella scena dell’adorazione dei magi collocata sopra quella della lavanda dei piedi si vede Maria che porge il Bambino per l’adorazione dei magi, il Bambino ha una particolare posa delle gambe e l’abbinamento dei colori della veste della Madonna è abbastanza inconsueto e precisamente il bianco e il rosso. Nella lavanda dei piedi, Pietro che si lascia lavare i piedi da Gesù ha una posa delle gambe simile a quella del Bambino nella scena superiore, e Gesù che sta lavando i piedi a Pietro indossa delle vesti che hanno lo stesso colore delle vesti della Madonna nell’adorazione dei magi.
Mettendo insieme le due immagini sembra quasi che ci venga suggerito che Gesù ha imparato l’essere al servizio dalla Mamma perché Lei per prima ha lavato i piedi al Figlio dedicando la sua vita tutta al Suo servizio, e il colore rosso che è quello del martirio, della passione di Cristo possiamo intenderlo come un’attribuzione a Maria della sua partecipazione alla passione e di una vita vissuta in totale donazione. Il colore bianco poi sottolinea che in Maria risplende in pienezza la luce del Risorto non solo perché ha partecipato a quell’evento ma per il fatto che la sua è una testimonianza in cui traspaiono con evidenza i frutti della Risurrezione di Cristo.
È come avviene nelle nostre famiglie di origine, dove i figli riprendono in gran parte nel proprio vissuto le caratteristiche dei propri genitori.
Prendendo ispirazione da questa riscoperta mi sembra che la Pasqua possa diventare per ognuno di noi l’occasione per “uscire allo scoperto” vincendo quanto spesso copre come un velo la nostra esistenza impedendogli di far risaltare quello che di più prezioso portiamo con noi. È il richiamo forte che viene dalla Parola incontrata durante la Quaresima: sul monte della Trasfigurazione a Pietro, Giacomo e Giovanni, impressionati dall’esperienza che stanno facendo, Gesù, dopo averli toccati dice: Alzatevi e non temete (Mt 17,7); il grido che Gesù rivolge all’amico Lazzaro, morto da quattro giorni: Lazzaro vieni fuori (Gv 11,43) possiamo tradurlo nel grido che il Risorto rivolge nel più profondo ad ognuno di noi.
Venire allo scoperto, non fermarsi alle proprie miserie, alle proprie paure, avendo il coraggio di fare una scelta di campo e di rispondere alla chiamata che il Signore ci sta facendo attraverso la Pasqua.
Tante volte siamo alla ricerca del Signore non riuscendo a trovarlo, senza accorgersi che Lui è già con noi, si tratta di farlo uscire allo scoperto avendo il coraggio di far emergere nel concreto l’immagine di una Chiesa che è capace di farsi riconoscere perché è generata da coloro che hanno compreso che solo lavando i piedi gli uni degli altri il Risorto può rendersi presente alla storia e all’umanità (cfr. Gv 13,14-15).
È guardando poi alla mamma celeste che possiamo imparare uno stile di servizio credibile ed efficace.
In un tempo segnato da guerre, divisioni, paure in cui a diversi livelli sembra prevalere la logica dello scarto, la Pasqua ci ricorda che ogni piccolo gesto di bene può generare cambiamenti più grandi di quanto immaginiamo. Ecco che la fede autentica non resta astratta, ma si traduce in responsabilità concreta verso gli altri: diventa carità, attenzione, cura.
Diventiamo testimoni di una Speranza che non delude. La Pasqua è una vita nuova da accogliere e donare. Cristo risorto doni la sua pace e renda ciascuno di noi segno vivo del suo amore.
Stefano Russo
Vescovo di Velletri-Segni e Frascati

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