Gentili Autorità civili e religiose,
cari fratelli e sorelle
Desidero ringraziare per l’invito a questa importante manifestazione pubblica a tutela della dignità dei lavoratori.
Ci ritroviamo ogni giorno davanti a una realtà che ferisce da troppo tempo comunità e famiglie: gli incidenti e le morti sul lavoro.
Questa giornata ci invita a non restare spettatori.
È un dolore che non ci lascia indifferenti, perché riguarda persone, famiglie, volti che conosciamo, vite spezzate troppo presto.
Sento anzitutto il dovere di esprimere una vicinanza sincera e paterna a chi, recentemente, è stato colpito da perdite così gravi.
Il pensiero va a tutte le famiglie ferite da questi accadimenti e in particolare alle famiglie di Sergio Albanese, di Colleferro, e di Erri Talone, di Artena. Stiamo accanto a loro con la preghiera condividendo il peso di un dolore che non ha parole. Solo insieme possiamo trasformare il ricordo e il dolore in un impegno concreto e condiviso. Affidiamo al Signore le anime di Sergio, di Erri e di tutti coloro che hanno perso la vita sul lavoro.
La manifestazione di oggi, promossa dai Comuni di Colleferro e Artena, assume un significato particolare anche per la data in cui si svolge.
Il 7 febbraio richiama una tragedia che ha segnato profondamente questo territorio: l’esplosione in una fabbrica di Colleferro avvenuta nel 1929. Ricorrenza ricordata d’allora come il “Giorno dei Caduti”. Celebrare quel giorno non è solo un atto di memoria, ma un richiamo alla responsabilità verso il presente.
Parlare di sicurezza sul lavoro significa parlare di rispetto per la persona. Il lavoro non è mai soltanto un’attività produttiva, ma un ambito in cui l’uomo e la donna esprimono la propria dignità e contribuiscono al bene comune. Per questo la vita e la salute di chi lavora non possono mai essere messe in secondo piano.
Il Magistero sociale della Chiesa[1] lo afferma con chiarezza da oltre un secolo.
Custodire la vita di chi lavora è un compito che riguarda tutti: istituzioni, imprese, lavoratori e comunità.
Impegniamoci affinché si formi una cultura condivisa e partecipata sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, affinché si generi una responsabilità più attenta alla vita, alla dignità e al bene di ogni lavoratore.
mons. Stefano Russo, vescovo di Velletri-Segni e di Frascati
Colleferro, 6 febbraio 2026
Note:
[1] Dalla Rerum Novarum di Papa Leone XII (1891) alla Laborem Exercens (1981) di San Giovanni Paolo II, nella quale il Papa sottolinea il principio che la sicurezza è un diritto fondamentale del lavoratore e della sua famiglia e che gli incidenti sul lavoro sono una ferita per l’intera società, richiamando nella Centesimus Annus (1991) la necessità di condizioni di lavoro rispettose dei tempi e della dignità della persona. Così anche Papa Benedetto XVI, il quale ha parlato di lavoro dignitoso nella Caritas in Veritate (2009). Papa Francesco lo collega alla tutela del lavoratore e della Casa Comune (Laudato si’, 2015), ricordando che non c’è vera fraternità senza lavoro dignitoso (Fratelli tutti, 2020).
A questo patrimonio si aggiunge il magistero più recente di Papa Leone XIV, che nel suo discorso Udienza ai Consulenti del lavoro (18 dicembre 2025) ha richiamato con forza l’importanza della prevenzione, della formazione e dell’attenzione quotidiana alla sicurezza come servizio alla vita. Il Papa ha ricordato che i luoghi di lavoro dovrebbero essere spazi di vita e che, purtroppo, troppo spesso diventano luoghi di morte e di dolore. La sicurezza è come l’aria che respiriamo: ci accorgiamo del suo valore solo quando viene tragicamente a mancare.
Dalla rivista on-line “Ecclesi@ in cammino” (clicca qui)
