Durante la Veglia, l'intensa testimonianza di Mons. Jacques Mourad, in collegamento dall'arcidiocesi di Homs, in Siria.

Veglia di Pentecoste 2026: Spirito Santo, rendici operai di pace

Le comunità di Velletri-Segni e di Frascati unite nella preghiera della Veglia di Pentecoste presso la Cattedrale di San Pietro Apostolo

25 Maggio 2026

Una Cattedrale di San Pietro Apostolo gremita e avvolta in un’atmosfera di profonda commozione ha ospitato, sabato 23 maggio alle ore 21, la solenne Veglia di Pentecoste 2026. L’evento, promosso e preparato congiuntamente dalle Consulte delle Aggregazioni Laicali delle Diocesi di Velletri-Segni e di Frascati, ha visto la partecipazione dei fedeli delle due comunità diocesane riuniti in preghiera attorno al Vescovo Stefano Russo. La celebrazione che aveva come tema “Spirito Santo, rendici operai di pace” , si è dipanata come un itinerario spirituale, strutturato in tre tappe fondamentali che hanno guidato l’assemblea a riflettere sull’abbattimento di ogni barriera e sulla costruzione della pace.

La prima  tappa, “La pace nel cuore”, incentrata sulla consapevolezza che lo Spirito apre le frontiere anzitutto dentro ciascuno di noi, ha messo in luce come la presenza del Risorto sia l’unico antidoto in grado di sciogliere gli egoismi e le paure che ci isolano in una finta “iper-connessione”, rendendoci  paradossalmente sempre più soli e incapaci di fare rete.

Nella seconda tappa, intitolata “La pace nelle relazioni”, lo Spirito Santo, è stato invocato  per aiutarci a sanare i legami interpersonali, abbandonando  i pregiudizi, i fraintendimenti e il pericolo di un  desiderio di dominio sull’altro che troppo spesso sfocia in violenza. Il gesto  dello scambio della pace, introdotto dalle parole del Vescovo, è stato vissuto non come un semplice formalismo, ma come un impegno autentico a farsi “artigiani di pace” all’interno delle famiglie e delle comunità parrocchiali.

La terza ed ultima tappa, “La pace tra i popoli”, ha infine allargato gli orizzonti verso la dimensione planetaria. Ricordando il miracolo di Pentecoste in cui le diversità linguistiche e culturali cessano di essere motivo di conflitto per divenire patrimonio comune dell’armonia universale, si è ribadito che lo Spirito abbatte definitivamente i muri dell’indifferenza e dell’odio, imprimendo nelle coscienze il comandamento supremo dell’amore che rifiuta categoricamente ogni logica di esclusione. La celebrazione è stata profondamente segnata da due straordinarie testimonianze che hanno incarnato concretamente la teologia della pace e la grazia dello Spirito Santo.

La testimonianza della signora Pina Ciarrocchi

La prima toccante condivisione è stata quella di Pina Ciarrocchi. Con voce colma di gratitudine, Pina ha rievocato i suoi 49 anni di matrimonio accanto al marito Giulio, un cammino impreziosito dalla nascita di tre figlie ma anche segnato da importanti prove. Ha raccontato con viva emozione il dolore per la perdita del loro quarto figlio proprio al momento della nascita, un evento inatteso che comportò gravi rischi per la sua stessa vita. Anni dopo, la famiglia ha dovuto affrontare un’altra dura sfida: l’ictus che ha colpito Giulio quando aveva 49 anni privandolo dell’uso di un braccio. Situazioni durissime che tuttavia, ha sottolineato Pina, anziché abbattere l’unione coniugale l’hanno miracolosamente cementata, trasformandosi in tappe di profonda crescita nella fede e nella vicinanza al Signore. Le figlie hanno acquistato una sensibilità nuova verso gli altri, soprattutto quelli più in difficoltà, mantenendo anche loro una serenità di fondo.

La seconda attesissima testimonianza si è svolta attraverso un intenso collegamento Zoom in diretta da Homs, in Siria. L’Arcivescovo siro-cattolico Jacques Mourad ha rievocato la sua terribile esperienza di rapimento avvenuta nel 2015 per mano dei jihadisti. Padre Jacques  ha raccontato di essere stato segregato inizialmente all’interno di un bagno, trattato molto duramente dai suoi carcerieri. In quella situazione  di privazione della libertà e di paura, il vescovo ha svelato come la preghiera incessante e profonda gli abbia infuso una  grande forza: quella di guardare dritto negli occhi i propri rapitori senza provare il minimo sentimento di odio. Questo atteggiamento radicalmente evangelico ha innestato nei carcerieri un lento e progressivo cambiamento interiore, inducendoli a convertire la loro iniziale ostilità in un inaspettato rispetto.

Mons. Mourad ha offerto all’assemblea due precise parole “guida” per il cristiano: il ringraziamento e l’ascolto, attitudini indispensabili per abitare il tempo presente. Non ha nascosto la sua forte preoccupazione per la complessa situazione attuale della Siria e per i tanti e sanguinosi conflitti che martoriano il mondo, ma ha ribadito con forza l’azione incessante dello Spirito Santo nel rinnovare ogni cosa e far vivere la Chiesa nella ferma speranza. Al termine del suo intervento, ha rivolto un caloroso ringraziamento al Vescovo Stefano Russo per il prezioso gemellaggio spirituale esistente tra le diocesi a partire dallo scorso Giubileo e per l’incessante comunione di preghiera.

La liturgia è stata scandita da due gesti simbolici di forte impatto visivo ed ecclesiale. Il primo quando il Vescovo Stefano ha attinto la luce dal grande Cero Pasquale , trasmettendola progressivamente a tutti i presenti: in pochi istanti la navata della Cattedrale è stata invasa da tante  fiammelle, segno dello Spirito che scaccia le tenebre della paura e unisce i credenti.

L’altro gesto  ha visto i fedeli scrivere su un cartoncino a forma di cuore ricevuto all’ingresso, un pensiero personale riguardante il proprio modo di costruire la pace quotidianamente, o una specifica grazia da domandare allo Spirito. Questi cuori sono stati poi deposti in un grande cesto posto ai piedi dell’altare, accanto alla sorgente della luce pasquale e donati infine a tutti i partecipanti..

Al momento del  congedo, con un gesto dal forte valore profetico, il Vescovo Stefano Russo ha voluto spalancare personalmente le porte della Cattedrale per rendere visibile  l’invito pressante rivolto alla Chiesa a uscire dal cenacolo per espandere e riversare nel mondo intero, nelle strade, nelle periferie e nei luoghi di sofferenza, i doni intramontabili e la pace autentica della Pentecoste.

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