Carissime sorelle e fratelli, carissimi tutti,
oggi sono lieto di consegnarvi le Linee di orientamento operative nate da un tempo prolungato ascolto. Vi chiedo tuttavia, con il cuore aperto, di non considerare queste pagine come un semplice programma pastorale, un’architettura organizzativa o un pacchetto di impegni che va ad implementare le nostre agende già tanto cariche. Moltiplicare le proposte, gli incontri e le strutture rischia talvolta di farci smarrire il centro propulsore della nostra fede.
Le Linee non sono un’invenzione del vescovo o dei suoi collaboratori ma hanno l’ambizione di essere il riscontro concreto e fedele del cammino sinodale di questi anni fatto di molteplici momenti di confronto e di dialogo che hanno visto più volte il passaggio anche nelle assemblee diocesane e negli organismi collegiali di partecipazione. In particolare, sono in chiave attuativa, l’espressione delle convergenze più volte individuate fra le due comunità diocesane.
Queste Linee di fatto vogliono essere un agile e prezioso strumento per aiutarci a ritrovare proprio l’essenziale: costruire comunità vive, generative, capaci di far sentire ciascuno “a casa” e di favorire un incontro personale con Gesù.
L’obiettivo fondamentale è dunque quello di assumere la sinodalità come lo stile ordinario della nostra vita quotidiana, come il criterio guida di ogni scelta pastorale e come la modalità trasparente con cui esercitare l’autorità e la corresponsabilità («Perché l’obiettivo è condividere uno stile pastorale, non uniformare le esperienze. E in questo le Prefetture sono chiamate a diventare sempre più luoghi di i

ncontro, di confronto e di elaborazione pastorale condivisa» – Papa Leone XIV all’Assemblea della Diocesi di Roma).
Nel brano degli Atti degli Apostoli, ascoltato durante la preghiera, la vita della prima comunità si mostra in un momento cruciale di discernimento e di decisione: gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa si riuniscono per cercare insieme la volontà del Signore. È da questo stile ecclesiale che prende vita ogni comunità generativa: la nostra prima missione è ascoltarsi, dialogare e riconoscere insieme l’azione dello Spirito. Nel testo risuona per tre volte un’espressione straordinaria: «È parso bene». Non si tratta di una semplice decisione umana o del risultato di un voto di maggioranza, ma di un discernimento maturo in cui l’autorità dell’assemblea si fonda sull’ascolto reciproco e sull’accordo fraterno. Fino a giungere alla celebre formula con cui si chiude la lettera agli Antiocheni: «È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi…». È un passaggio bellissimo e rivelatore: una Chiesa che procede facendo spazio all’azione dello Spirito Santo che guida il cammino comune e conferma l’unità della fede. In questo modo si vive e si testimonia il Vangelo: sentendosi corresponsabili della missione, inviando testimoni credibili e capaci di portare parole di pace, di gioia e di liberazione.
Da qui deve ripartire ogni nostra azione pastorale: non tanto chiedendosi “che cosa fare”, ma imparando l’arte di ascoltare le domande profonde delle persone, lasciandoci interrogare dal loro vissuto e farci compagni di strada credibili «Si tratta di fermarsi insieme e di domandarsi, per ogni cosa che si fa: perché la facciamo? Quale intenzione evangelica ci muove, a quale bisogno reale intendiamo rispondere, in che modo questa scelta corrisponde alla missione della Chiesa? Poi, il secondo passo: perché otteniamo questi risultati e non altri? Perché alcune iniziative generano cammini e altre restano isolate? Perché alcune persone partecipano e altre rimangono ai margini? Dall’incontro tra le ragioni delle nostre scelte e le ragioni dei loro effetti nasce un discernimento autentico, che permette di riconoscere ciò che va mantenuto, valorizzato, corretto, abbandonato o avviato» (Papa Leone XIV all’Assemblea della Diocesi di Roma).
Il mio desiderio è che nelle nostre Diocesi ciascuno possa riscoprirsi parte viva di un unico popolo, sentendosi accolto, accompagnato, valorizzato e responsabilizzato. Pur non nascondendo le difficoltà che stiamo attraversando, vogliamo che un’attenzione del tutto speciale sia riservarla ai giovani, ai quali siamo chiamati a dedicare tempo ed eguagliabile capacità di ascolto, andando oltre le semplici attività o gli eventi strutturati. È questo il cuore della nostra visione per le Chiese di Velletri-Segni e di Frascati: spalancare spazi “vivi” e accoglienti – dal rinnovamento dei Consigli Pastorali alla catechesi condivisa con le famiglie, dalla pastorale giovanile fino alla collaborazione tra parrocchie nelle Unità e Zone Pastorali. Vogliamo che chiunque si avvicini alle nostre comunità, in particolare chi vive momenti di solitudine, smarrimento o marginalità, possa trovare una porta aperta, una mano tesa e la gioia di un’esperienza autentica del Signore.
Siamo dunque chiamati a proseguire con coraggio e determinazione, traducendo i frutti di questi anni in scelte concrete e durature. Tale slancio missionario deve pervadere ogni ambito del nostro quotidiano: dalle parrocchie ai luoghi di lavoro, dalle realtà educative fino alle periferie più ferite. In un tempo frammentato, segnato da spinti individualismi e dalla perdita del senso comunitario, una Chiesa capace di ascolto e di prossimità può diventare un segno luminoso di fraternità e una promessa di riconciliazione.
Questa urgenza risuona ancora più forte nell’attuale contesto dell’intelligenza artificiale e delle rapide trasformazioni tecnologiche, dove la dignità della persona corre il rischio di essere oscurata da nuove e insidiose forme di disumanizzazione. Come ci ha richiamato Papa Leone XIV nell’Enciclica Magnifica humanitas, abbiamo il compito impellente di custodire ciò che è profondamente umano, valorizzando la bellezza dell’umanità redenta da Cristo, che nessuna macchina potrà mai sostituire o eguagliare. Il vero progresso fiorisce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza capace di ascolto e da una volontà tesa a cercare ciò che unisce piuttosto che ciò che divide.
Per illustrare questo stile di comunione e corresponsabilità, il Santo Padre richiama la figura biblica di Neemia (cfr. Ne 2-6) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. La rinascita della città non fu il frutto dell’impresa isolata di un leader, ma la conquista corale di un popolo intero: sacerdoti, artigiani, famiglie, donne e giovani lavorarono insieme, fianco a fianco. Proprio come i testimoni inviati dagli Apostoli — Giuda e Sila — che insieme a Paolo e Bàrnaba furono scelti per camminare uniti e comunicare a voce la gioia e le decisioni della comunità, anche noi siamo interpellati a camminare uniti. La nostra è un’opera corale che pone Dio al centro e che edifica la fiducia reciproca e i legami fraterni prima ancora delle pietre o delle strutture materiali.
Attraverso questo impegno condiviso le nostre comunità parrocchiali, le associazioni e i movimenti ecclesiali, le congregazioni religiose, consacrati e laici, possono ritrovare una grammatica comune: non l’uniformità che appiattisce le ricchezze personali, ma la comunione, un’armonia profonda che nasce quando ciascuno mette a servizio i propri doni e riconosce che la vera forza risiede nel Signore.
Le Linee di orientamento che oggi vi vengono consegnate intendono accompagnare e sostenere questo cammino di rinnovamento.
Si tratta di avviare processi virtuosi che richiedono tempo, pazienza, cura e una costante conversione del cuore, permettendo alla grazia dello Spirito Santo di fluire liberamente nelle nostre comunità.
Nessuno di noi, a partire dal vescovo, ha il copyright sulla sinodalità. Siamo “portatori sani” di abitudini e atteggiamenti che spesso senza che ce ne accorgiamo contraddicono questa ambizione.
Solo se abbiamo il coraggio di affrontare la fatica che comporta il continuare a camminare insieme potremo crescere nella capacità di corrispondere a questo stile di Chiesa individuando e condividendo gioie e cadute che lungo la strada si verificano per farne tesoro e capire come continuare a camminare sulle vie che il Signore ci indica.
Sotto lo sguardo dei Santi patroni delle nostre due comunità diocesane, gli apostoli Filippo e Giacomo, San Clemente I romano e San Bruno vescovo, rappresentati nell’icona giubilare, affidiamo con filiale fiducia questo tratto del nostro percorso interdiocesano alla protezione materna di Maria, Madre della Chiesa e Sede della Sapienza. Lei, che nel Cenacolo ha custodito in preghiera la comunione con gli Apostoli e ha saputo meditare ogni cosa nel proprio cuore, guidi i passi delle nostre due Chiese sorelle di Velletri-Segni e di Frascati. Ci renda saldi nella fede, uniti nella carità e testimoni coraggiosi della gioia del Vangelo.
+ Stefano Russo
