GIUSEPPE DORIA PAMPHILI (1803-1814)

Nacque a Genova l’11 novembre 1751 da nobile famiglia genovese. Dopo una conveniente educazione religiosa, nel 1771, Clemente XIV (1769-74) lo dichiarò suo cameriere d’onore. Fu nominato Nunzio straordinario a Madrid, per portare le fasce sacre al figlio del Re, Principe d’Asturia. Fu successivamente Nunzio ordinario a Parigi, dal 1773 al 1785, e operò così lodevolmente, da indurre Pio VI (1775-99) a nominarlo cardinale prete del titolo di S. Pietro in Vincoli. Al messo, che gli portò la berretta cardinalizia, donò una tabacchiera d’oro. Trascorso poco tempo, fu promosso Segretario di Stato da Pio VI, che lo nominò anche legato ad Urbino e Prefetto della Sacra Congregazione. In questo incarico egli dimostrò tutto il suo amore verso il prossimo e la sua preveggenza di vero genovese. Verso la fine del secolo (1796) l’Italia fu percorsa in lungo e largo da truppe francesi, onde ottenere dal Papa prigioniero la firma del Concordato redatto dal Concilio di Parigi. Napoleone minacciò gli Stati Pontifici, ma fu pronto a negoziare contro un tributo di due milioni di franchi e una serie di manoscritti e preziose opere d’arte. Il Papa chiese aiuto all’Austria e allora Napoleone passò all’azione. I viveri non giungevano più dalle terre del Papa, invase fin dal 1797, e Roma era alla fame. Fu allora che si spalancarono le porte dei magazzini di casa Doria Pamphili e furono messi in vendita, a prezzi equi, generi di prima necessità. La popolazione, per questo gesto, fu grata al Segretario di Stato. Egli accompagnò il pontefice durante l’esilio decretato da Napoleone che considerava il Papa prigioniero di Stato. Fu prosegretario di Stato. Morto Pio VI nel 1799, venne eletto il nuovo Pontefice Pio VII (1800-23), che dovette assistere alla proclamazione della Repubblica Romana. Nel 1803 Pio VII passò il cardinal Pamphili alla diocesi di Frascati in ricompensa per quanto da lui fatto sotto Pio VI. Il Doria Pamphili fu anche Commendatario della chiesa di S. Cecilia, Segretario dei Memoriali, Pro-Camerlengo di Santa Romana Chiesa. La sua debolezza lo portò a tollerare la prepotenza napoleonica. A Parigi, nel 1810, assistette alla cerimonia delle seconde nozze di Napoleone con Maria Luisa d’Austria. Tutti i cardinali che assistettero alle nozze furono definiti «rossi». Nel 1811 accettò di buon grado, come asserisce il Consalvi, di recarsi a Savona, insieme con altri quattro cardinali «rossi» e con la commissione dei vescovi francesi, onde cercare di ottenere, ancora una volta, dal Papa prigioniero la firma del concordato redatto dal Concilio di Parigi. Nel 1813 godendo della fiducia di Napoleone, fece da intermediario per i negoziati del cosiddetto concordato di Fontainbleau. Nel 1814 optò per la chiesa di Porto. Morì il 9 febbraio 1816 a Roma e venne sepolto nella chiesa di S. Cecilia, di cui era Commendatario. La relazione inerente alla visita pastorale effettuata nella Diocesi tuscolana ribadisce all’inizio che la prerogativa del vescovo di questa diocesi è quella d’essere collaterale al Papa. Rileva che a Torrenova, Lunghezza e Lunghezzina vi sono piccole edicole, dove nei giorni festivi si eseguono le sacre funzioni, per i contadini dei dintorni. Indica che l’ospedale di Frascati si trova fuori Porta Granara e che il trasporto dei malati è curato dalla confraternita del Gonfalone. Puntualizza che il Monte di Pietà civico è in buono stato, mentre l’altro si regge solo con le sovvenzioni dei vescovi. Per gli altri paesi della diocesi precisa che la famiglia Pallavicini ha restaurato e dotato di suppellettili la chiesa di S. Nicola a Colonna. Aggiunge che i costumi del popolo sono molto cambiati, in particolar modo peggiorati quelli di Frascati a causa del commercio coi forestieri, del contatto con i villeggianti e poi la facilità dei rapporti con Roma. Sia il vescovo che il clero si prodigheranno per allontanare tale piaga