Lunedì 20 luglio una rappresentanza dei giovani della diocesi di Frascati, riuniti attraverso il Servizio di Pastorale Giovanile, insieme con il vescovo Stefano Russo, hanno condiviso la cena e un momento di riflessione e confronto nella Sala Giovanni Paolo II di Villa Campitelli con i giovani (shabiba) di Gerusalemme, giunti a Roma con il progetto “In Illo unum” degli Agostiniani Scalzi della Chiesa di Gesù e Maria al Corso.
Durante il momento di riflessione i giovani di Gerusalemme – accompagnati da fra Boutros Moallem, francescano della Custodia di Terra Santa , hanno raccontato della loro esperienza di vita in un momento drammatico dal punto di vista storico come questo, in una terra dove guerra e odio sono tristemente all’ordine del giorno.
“La guerra: una ferita rimasta aperta che nel corso degli anni non si è mai rimarginata”.
Sono queste le parole con cui suor Amal, accompagnatrice dei ragazzi e delle ragazze della St. Francis Youth of Jerusalem ha descritto il dolore per un eterno conflitto che ha caratterizzato tutta la loro vita e che sembra non voler mai volgere al termine.

Una situazione tragica in cui si riesce a intravedere un bagliore di speranza nella fede di questi e queste giovani che con la loro testimonianza della vera felicità cristiana che dà loro coraggio ogni giorno, si dimostrano essere dei veri “pellegrini di speranza”.
Secondo i loro racconti, infatti, è proprio la possibilità di vivere nei luoghi in cui è cresciuto Gesù a illuminare la loro vita in un momento di buio come quello che stanno vivendo.
I ragazzi e le ragazze di Gerusalemme hanno raccontato inoltre come la loro fede e la parola di Dio, che tengono sempre a mente con l’insegnamento del “porgi l’altra guancia”, vinca sull’odio e sulla violenza che sono costretti e costrette a subire ogni giorno in una città come Gerusalemme, crocevia di mille culture, in cui purtroppo la diversità non sempre viene apprezzata come una risorsa e una ricchezza, ma viene spesso rifiutata e denigrata con disprezzo.
In un mondo in cui sembra avere la meglio l’idolatria dell’io, il delirio d’onnipotenza e l’agonismo perpetuo, sono incontri come questo a ricordarci quanto la diversità sia una risorsa per gli esseri umani e quanto sia bello camminare insieme, perché solo così si può arrivare lontano.
E lì dove la guerra semina morti, siamo noi che siamo chiamati ad essere il seme della vita, “il sale della terra”.
Tutto il viaggio dei giovani di Gerusalemme è stato anche raccontato dal sito Vatican News: lo puoi leggere cliccando qui.
